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La digitalizzazione al Conservatorio S. Pietro a Majella

di Rudi Bartolini

La Biblioteca del Conservatorio “S. Pietro a Majella” di Napoli ha intrapreso un processo di digitalizzazione del proprio patrimonio ai fini della sua conservazione, valorizzazione e diffusione ad uso di musicisti e studiosi di tutto il mondo. Tutto ciò sta portando ad importanti trasformazioni a livello organizzativo-gestionale e a livello relazionale, sia verso la propria utenza che verso istituzioni e soggetti esterni.

Il progetto ha avuto un importante riconoscimento pubblico per la sua portata innovativa da parte del Ministero per la Pubblica Amministrazione e Innovazione del Governo Italiano.

Cerchiamo di approfondirne gli aspetti più innovativi con Mauro Amato e Tiziana Grande, i responsabili del progetto.

Il vostro progetto si prefigge di creare una teca digitale della Biblioteca del Conservatorio “S. Pietro a Majella” di Napoli, quali i bisogni a cui intendete rispondere e quali ritenete che saranno i benefici per il patrimonio della biblioteca e quelli per l’utenza?

La biblioteca del Conservatorio di Napoli, custodisce un’importante documentazione musicale e, in particolare per la storia della musica a Napoli tra il Seicento e il Novecento, costituisce un punto di riferimento imprescindibile per gli studiosi dell’argomento. Per tale motivo, la sua utenza è internazionale e da sempre ricercatori di tutto il mondo vengono a Napoli per studiarne il patrimonio. Con questo progetto si è inteso da un lato facilitare le ricerche degli utenti mettendo a disposizione sul web, oltre al catalogo, anche le immagini complete della parte più preziosa dei documenti musicali posseduti, dall’altro preservare i materiali stessi dall’usura conseguente alle frequenti consultazioni.
 
Per quanto riguarda l’organizzazione e la gestione interna della Biblioteca, quali sono i cambiamenti e le innovazioni che questo progetto introdurrà?

L’aumento dell’utenza a distanza in grado di consultare direttamente sul web una cospicua parte del patrimonio storico della biblioteca, ha consentito ai bibliotecari di dedicarsi maggiormente al riordino di fondi di più recente acquisizione, meno conosciuti a causa della priorità che è sempre stata riservata al materiale più antico e più prezioso.
Inoltre, la parte amministrativa prevista dal software Galileo (il sistema di gestione delle immagini ad alta definizione via intranet), consentirà una maggiore efficienza nelle operazioni di consultazione dei manoscritti e nel servizio di riproduzione delle immagini digitalizzate per l’utenza.

La digitalizzazione del patrimonio della biblioteca ne renderà possibile la fruizione a distanza attraverso la Rete, ciò che opportunità apre al vostro Conservatorio in termini di rapporti con istituzioni e soggetti a livello nazionale e internazionale e, più in generale, in termini di scambio interculturale?

La visibilità ottenuta grazie alla forte presenza in rete e l’apprezzamento con cui il progetto è stato accolto dalla comunità scientifica hanno aumentato la considerazione, peraltro già alta, in cui la biblioteca è tenuta in ambito nazionale e internazionale. Già durante l’ultimo Convegno dell’Associazione Internazionale delle Biblioteche Musicali (IAML) è stato avviato un dialogo con alcuni colleghi stranieri per progettare iniziative comuni finanziate da enti sovranazionali.

Infine, secondo Lei questa digitalizzazione quali possibilità di usi inediti e creativi dei documenti in vostro possesso aprirà?

Sarà possibile realizzare progetti in cooperazione con altre biblioteche musicali creando, ad esempio, percorsi concettuali attraverso le fonti musicali dislocate in diverse biblioteche e relative a singoli autori o a particolari periodi della storia della musica o a specifici generi musicali.


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