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Scatola Sonora

Intervista al Prof. Luca Valentino, ideatore artistico del festival “Scatola sonora”, docente presso il Conservatorio “Vivaldi” di Alessandria [vedi la Galleria di Immagini relativa all'edizione 2009 del Festival ].
 
 
“Arte” e “musica” sono materie di insegnamento difficilmente istituzionalizzabili in un programma scolastico: è d’accordo con questo assunto? Quali nuove modalità di insegnamento e apprendimento sono immaginabili per avvicinare queste discipline agli studenti?

2.gifArte e musica sono discipline estremamente complesse, in quanto non prevedono soltanto la conoscenza di “tecniche” (come tali trasmissibili e riproducibili attraverso una lunga pratica), ma necessitano altresì di un enorme bagaglio di conoscenze storiche, teoriche, estetiche che permettano di comprendere quelle tecniche nel loro sviluppo storico e culturale. A ciò si deve aggiungere un percorso di conoscenza personale che permetta al futuro artista-interprete di conoscere meglio sé e il contesto in cui si muove per poter esprimere – attraverso arte e musica – la propria visione del mondo.

Nei nuovi programmi dei Conservatori “riformati” si è aggiunto molto rilievo alle materie più teoriche in modo da completare la necessaria formazione “tecnica” con un supporto culturale, particolarmente necessario per il musicista di oggi che deve potersi destreggiare in un mondo culturale sempre più variegato e complesso, in cui spesso l’interprete deve non solo dar ragione delle proprie scelte esecutive, ma anche farsi spesso creatore, performer, organizzatore culturale...

Il festival “Scatola sonora” organizzato dal Conservatorio Vivaldi di Alessandria è nato e si è sviluppato secondo queste esigenze didattiche e – soprattutto – come strumento di trasmissione e creazione di sapere, completando ed arricchendo per così dire la già ampia “offerta formativa” dell’istituto.

Come è possibile promuovere l’innovazione e la creatività per mezzo delle vostre performance? Dobbiamo pensare a un’innovazione sul piano dei contenuti, degli strumenti e tecniche operative, di altro ancora?

3.gifProprio come l’arte e la musica, anche l’innovazione e la creatività sono attitudini complesse da insegnare e da trasmettere, essendo il frutto di molti elementi che concorrono ad un unico risultato, quali la competenza tecnica relativa ad un lavoro per esempio performativo (cantare, suonare, recitare…); la consapevolezza della tradizione sulla quale si innestano innovazione e creazione; la conoscenza di sé e del proprio mondo…
Da tutti questi elementi praticati, studiati e approfonditi nel corso degli studi, si distacca la proposta del festival come elemento di sintesi e di innovazione in quanto permette di osservarli, sperimentali e metterli in pratica dinnanzi a pubblico, in un repertorio poco conosciuto come l’opera da camera e il teatro musicale più contemporaneo (più della metà delle produzioni del festival sono “opere nuove”).

Da sempre obiettivi del festival sono infatti:
- Far sperimentare l’esecuzione (dal vivo) del proprio repertorio davanti a un “vero” pubblico
- Lavorare con i propri compagni, con docenti e con professionisti esterni alla realizzazione di performances, spettacoli teatrali e musicali nella loro complessità
- Assistere alla rappresentazione di opere poco conosciute o di spettacoli di grande carica innovativa
- Partecipare a stages, seminari, incontri che approfondiscano aspetti culturali e tematici legati in particolare all’opera da camera, ambito privilegiato del festival


Inoltre, in particolare dall’attivazione dei Trienni e Bienni superiori, gli studenti sono invitati a pensare, creare, realizzare le proprie performances, come vere e proprie tesi di laurea – il cui risultato finale viene presentato all’interno del festival.
A ciò si aggiunga la volontà costante di coinvolgere il  maggior numero di studenti nell’organizzazione pratica della manifestazione, affinché si rendano conto dell’enorme lavoro pratico e progettuale che sta dietro alla presentazione di un evento culturale e musicale.

L’edizione del festival “Scatola Sonora” del 2009 è dedicata alle donne: può spiegare le ragioni di questa scelta?

Ogni edizione del Festival ruota intorno ad un tema portante e le ragioni primarie della scelta vengono spesso dalla tipologia degli allievi del Conservatorio, in particolare di quelli delle classi di canto e di arte scenica.

Una ricerca di quest’anno accademico condotta dalla classe di arte scenica è stata su un “topos” dell’opera, prima seria e poi comica, dalla fine del ‘600 fino all’inizio dell’800: l’aria4.gif di seduzione, ovvero le “ricette” che personaggi femminili suggeriscono per incantare gli uomini. Da Pergolesi a Rossini, da Mozart a Donizetti quasi tutti i compositori del periodo hanno messo in musica almeno una di queste arie – ma… saranno stati veri consigli o solo la proiezione dell’immaginario maschile? O non avranno rispecchiato forse le nuove qualità che la borghesia emergente doveva possedere per imporsi? A queste ed altre domande si è cercato di rispondere nello spettacolo “Le femmine d’Italia” anche attraverso letture di autori coevi, da Rousseau a Beaumarchais, da Laclos alle suffragiste fino a Ibsen.

Intorno a questi spunti si è sviluppato un programma che ha parlato di donne: donne reali o immaginarie, celebri o dimenticate, colte o umili, antiche o moderne… nel loro rapporto la musica: come l’hanno composta, come l’hanno interpretata, come ne sono state descritte…
Interpreti con diverse formazioni da camera hanno dato vita a momenti teatrali e musicali, alternando l’interpretazione più immedesimata a uno sguardo critico sulle ragioni che spingono gli autori – quasi tutti uomini – ad attribuire al femminile gli elementi della debolezza e dell’alterità.

A queste ragioni pratiche e culturali, si è aggiunta l’osservazione della realtà contemporanea a noi più vicina, nella quale il dibattito sul ruolo del “femminile” è quanto mai attuale e necessario: (ri)-scoprire che le donne sono “lo specchio della società” (come già individuato da alcuni Illuministi) è diventato percorso critico per leggere il nostro mondo e leva per chiedere – come le prime suffragiste, e non solo – educazione e spazi di partecipazione, rispetto e rivendicazione delle diversità.

Avete cercato di coniugare dimensione territoriale-locale e dimensione europea: il festival da voi organizzato rappresenta l’occasione per ribadire l’importanza di questo doppio legame?

Il festival si è sviluppato sin dall’inizio con una forte vocazione internazionale ed europea in particolare, a partire dallo stretto legame con il “Festival de Òpera de Butxaca y Nova Creaciò” di Barcellona con il quale, negli anni, sono stati coprodottti diversi spettacoli ed eventi.
Sempre in ambito spagnolo è stato significativo il rapporto con “l’Auditori” di Barcellona, del quale è stata riproposta la Cantata “L’assemblea dei ragazzi” che ha inaugurato5.gif il terzo incontro mondiale sull’educazione ambientale presso l’Auditorium del Lingotto di Torino. Altri scambi e progetti significativi sono stati effettuati sia con Compagnie professionistiche sia con altri Istituti musicali provenienti da Danimarca, Olanda, Belgio, Austria…
La ragione di questo legame risiede non solo nella curiosità verso altri modi di intendere l’opera e il teatro musicale da camera, ma soprattutto nel fatto che questo genere è molto più sviluppato all’estero che in Italia – dove la grande tradizione operistica a volte limita l’apertura verso un patrimonio considerato “minore” e certamente più aperto alla contemporaneità. Non a caso il Festival sin dall’inizio ha goduto dell’apporto dell’Unione Europea prima attraverso il programma “Caleidoscopio”, poi attraverso altre forme di sostegno e di patrocinio.
Non dimentichiamo inoltre che molti studenti del conservatorio “Vivaldi” provengono da ogni parte del mondo – dall’Africa all’Estremo Oriente, dall’America latina e da molti Paesi europei. Il festival in questo senso si è sempre configurato come momento di confronto fra tradizioni diverse, attraverso la “koiné” data dalla musica e dallo spettacolo dal vivo.

Questa “apertura” è sempre stata condivisa e messa a disposizione (gratuitamente) con un territorio specifico, con sue ricchezze e contraddizioni.
Il Conservatorio e “Scatola sonora” rappresentano infatti un momento importante per la musica e lo spettacolo musicale nell’Alessandrino – dove vantano sia un pubblico numeroso e attento sia un rapporto significativo con i media, gli Enti Locali e altre Istituzioni culturali.
Importante è anche il rapporto instaurato con le scuole, dalle elementari alle superiori, i cui studenti hanno spesso hanno partecipato – anche come protagonisti – agli eventi del Festival: è il caso della “Cantata” prima citata che ha coinvolto un centinaio di allievi delle scuole medie superiori e oltre 500 ragazzi delle elementari come coro, nell’intento di coinvolgere i giovani sia su tematiche di attualità (l’ecologia in quel caso) sia sui linguaggi musicali e teatrali come forme d’espressione.
Lo sguardo si può allargare ancora al Piemonte – regione ricca di stimoli musicali – e nel quale il Festival ha una posizione di grande visibilità, essendo inserito, unico nel suo genere, all’interno della rete “Piemonte dal vivo”; ma citiamo ancora le collaborazioni con altri Conservatori italiani e la partecipazione a prestigiosi festival quali il Mittelfest, come preziosi momenti di interscambio su un progetto culturale che da sempre fa della creatività e dell’innovazione i suoi punti di forza.




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