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Crea©tivity+IDEA

Massimiliano Pinucci è responsabile del Progetto Crea©tivity+IDEA, scelto tra quelli che esemplificano come promuovere modi di pensare e atteggiamenti creativi  e risolvere in maniera innovativa problemi di rilevanza sociale.
Di seguito, con la sue parole sottolineiamo alcuni passaggi che lo hanno caraterizzato. 

Chi avete cercato di coinvolgere nel Vostro progetto e che cosa è stato maggiormente apprezzato dalle persone che, a titolo diverso, vi hanno partecipato?

Crea©tivity+IDEA nasce da una serie di convegni/incontri che avevano come filo conduttore la progettazione, ma da un punto di osservazione privilegiato: il cielo. Vertevano sul design dei velivoli leggeri come "pratica di una interdisciplinarietà librata tra realtà e utopia". Alla base l'idea che conoscenza e sapere generano innovazione solo se stimolati da un approccio trasversale al progetto.
Col tempo l'idea, il concept iniziale si è andato via via ampliando aprendosi al design inteso in senso lato, divenendo un punto d'incontro e di riflessione tra estetica e tecnologia, innovazione e formazione, una visione internazionale calata in un contesto aziendale, il Museo Piaggio, ed uno territoriale, la Toscana.
Dal 2007 l’evento ospita il Premio Nazionale delle Arti ’07 sezione design, riconoscimento del comparto AFAM del Ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca. Il premio è divenuto I.D.E.A., International Design Education Award, assumendo un’identità di ampio respiro tesa ad un confronto transnazionale sempre più aperto e ricco.
Ospiti e visitatori appartengono a diverse sfere del design, disciplina dai contorni labili e ricca di sfumature. Progettisti provenienti da esperienze, approcci, filosofie e ambiti professionali molto differenti tra loro. Docenti e studenti provenienti dalle università e dall’istruzione superiore. Aziende, enti, istituzioni. Un confronto tra realtà fra loro diverse, ma capaci di interagire e quindi arricchirsi reciprocamente attraverso il confronto e la collaborazione. Crea©tivity+IDEA nasce da una passione e da una necessità di vedere confluire in un unico grande hub culturale stimoli e obiettivi differenti. Una piccola realtà circoscritta dotata al contempo di un respiro internazionale.
Crea©tivity+IDEA, nelle sue edizioni, ha visto una sentita e attenta partecipazione di professionisti, esperti, docenti, studenti, ricercatori, confermando la rapida crescita dell’evento, divenuto in pochi anni un punto di riferimento nell’ambito della didattica e della progettazione a livello nazionale ed europeo.
Tracciare un quadro dell’evoluzione di Crea©tivity+IDEA è senz’altro interessante se analizziamo in termini di numeri e presenze i risultati di questi tre anni di lavoro: più di trenta istituti universitari coinvolti, di cui molti provenienti dall’Europa (Francia, Olanda, Spagna, Portogallo, Finlandia, Germania, Islanda, Romania), dall’Italia (le facoltà e le scuole che hanno partecipato provengono da Firenze, Urbino, Roma, Faenza, Bolzano, Palermo, Venezia, Macerata, Milano, Pisa, istituti superiori del territorio toscano (istituti d’arte, licei artistici, istituti professionali). Una crescita esponenziale confermata dalle iscrizioni al workshop WorkOut, che dai sessanta iscritti del 2006 è passata agli oltre duecento del 2008.
Sono cifre che delineano il buon esito e la crescita di un impegno collettivo che si protrae da anni, ma sono anche e soprattutto la concretizzazione di un progetto che ha voluto proporre, attraverso il tema "Estetica e Tecnologia del Design”, una chiave interpretativa del progetto focalizzata sul trasferimento di competenze e conoscenze, offrendo l’occasione per una dinamica condivisione di esperienze e punti di vista.
Ma parlare di numeri non è che una mera rappresentazione delle potenzialità appena esplorate da questo evento. Seppure giovane, Crea©tivity+IDEA si è rapidamente radicato nel tessuto formativo della regione e del paese. Un’opportunità e una formula full immersion che ha riscosso attenzione tra gli Istituti e entusiasmo tra gli studenti. Parallelamente, le aziende e le imprese rappresentano un terreno solo parzialmente sondato, ma sicuramente interessante. L’obiettivo di costruire, attraverso Crea©tivity+IDEA, un ponte tra formazione, ricerca e tessuto produttivo, tra progettualità e opportunità di investimento e innovazione, è solo all’inizio. Conserva in nuce quel seme speculativo che, rifacendosi al trattato di Lisbona, vede nella condivisione della conoscenza e della creatività obiettivi privilegiati e meccanismi da fertilizzare ed diffondere. Contaminazione, quindi, come vettore di innovazione.
Interessante notare come già dalla chiusura dell’ultima edizione, istituti e aziende abbiano già presentato candidature e offerte di partecipazione, dimostrando come la formula sia stata positivamente accolta e contenga elementi recepiti e condivisi di innovazione. Ma ci auguriamo che una dialettica costruttiva possa permettere all’evento di crescere e maturare. In particolare nel rapporto con le aziende, sempre più interessate al Crea©tivity+IDEA quale luogo di incontro, di trasferimento, di contatto tra progettualità e tessuto produttivo.


Il rapporto fra progettazione e realizzazione di un prodotto di design è oggi mutato? Si può parlare di innovazione proprio a partire dal trasformarsi di questo rapporto?

E’ questo un ambito didattico che richiede riflessioni sempre più ampie e profonde. Ricordo le parole di Paolo Deganello, radicale nell’affrontare un progetto come nelle affermazioni: “In Italia non si fa più design. Si fanno corsi di design”.
Condivisa o meno, questa frase più che come una polemica vorrei che fosse interpretata come un monito, una provocazione.
L’economia della conoscenza, jingle ricorrente e pervasivo di questo inizio secolo, non è altro che il condensato lessicale di un assunto che si perde nella notte dei tempi: la ricerca della riproducibilità del sapere, che da obiettivo speculativo diventa un valore economico che affianca il capitale e produce valore.
Una ricerca che ha caratterizzato, con fasi e risultati alterni, interi periodi storici.
Attività che oggi si fa, grazie alla tecnologia ma anche e soprattutto a causa della medesima, sempre più necessaria, indispensabile, rapida, sincopata, aprendo un’ulteriore sfida su due fronti paralleli: quello dei contenuti e quello dei contenitori del sapere.
Per poter rispondere alla provocazione con una speranza: che un economia del progetto, lavoro necessariamente ad alta intensità di conoscenza, sposti l’obiettivo dalla capacità produttiva alla capacità progettuale. Recuperando e aggiornando un concetto obsoleto, ma che per decenni è stato fulcro della nostra economia: la trasformazione dei distretti produttivi , superati dalle dinamiche della globalizzazione, verso il concetto più ampio e intrigante dei distretti progettuali. Ed è questa la ragione della presenza di Crea©tivity+IDEA  al Museo Piaggio, luogo ideale, icona del passaggio tra cultura del prodotto e cultura del progetto.


Quali difficoltà e quali vantaggi ha comportato puntare, come avete fatto, alla interdisciplinarietà e all’attenzione metodologica?

Parlare di Crea©tivity+IDEA  al singolare è sbagliato. Ne esistono due.
Il primo è quello ospitato entro la cornice del Museo Piaggio e in quella più ampia della città di Pontedera. E’ quello che viene annunciato dai comunicati e dalle riviste. Quello al quale parteciperanno istituzioni italiane e straniere, ma anche designer di fama internazionale. Quello di cui verrà scritto nelle pubblicazioni specialistiche dedicate e nei siti web.
E poi c’è l’altro Crea©tivity+IDEA. Quello dei ragazzi dei workshop, quello dei docenti, quello delle aziende e degli enti. Una kermesse che nasce prima di tutto da una passione e da una necessità di vedere confluire in un unico grande hub culturale stimoli e obiettivi differenti.

Crea©tivity+IDEA si incentra sul trasferimento di conoscenza e competenza quale fattore indispensabile nella formazione e nella progettazione, con lo scopo di mettere a confronto le ricerche più innovative sviluppate nelle istituzioni europee, ma anche di favorire forme di collaborazione su tematiche ritenute di primaria importanza per una crescita attenta alle problematiche sociali e ambientali.
La ricerca e l'innovazione si caratterizzano come fattori strategici; è necessario puntare sulla valorizzazione delle risorse umane, sull'innovazione tecnologica ma anche e soprattutto su quelle componenti immateriali che assumono sempre maggior rilievo nei processi di innovazione. Sullo sfondo di questi nuovi bisogni le scuole di design devono intraprendere, con ancor più vigore rispetto al passato, un cammino verso l'innovazione che sia però in grado di concepire lo sviluppo entro una cornice di valori di effettiva importanza per l'uomo e la società: primi fra tutti i doveri di solidarietà, di equilibrio sociale, di tutela delle risorse naturali. Le scuole di design dovranno sempre più orientare la progettazione verso una concezione del prodotto come parte di un sistema complessivo dei servizi teso a garantire un miglioramento della vita; dovranno sapersi confrontare con la complessità dei modelli delle trasformazioni ponendosi come interpreti credibili di possibili trasformazioni sociali, culturali, tecnologiche. Si parla molto di innovazione, la difficoltà sta però nel praticarla, nel tramutarla in una dimensione effettiva, nel darle corpo. In questo le scuole di design possono assumere un ruolo rilevante perché capaci di intrecciare saperi diversi, favorendo lo sviluppo di quella prassi interdisciplinare che è indispensabile per rapportarsi alla complessità della società contemporanea e trarne motivo di costante aggiornamento.


Nel vostro lavoro sottolineate l’importanza della replicabilità dell’esperienza proposta: è  una conferma  che anche l’opera d’arte oggi è riproducibile con mezzi tecnici oppure una scelta che risponde a ragioni  più propriamente pedagogiche?

La replicabilità è da noi intesa relativamente alla struttura del format che caratterizza l’evento. Garantire a Crea©tivity+IDEA una possibile continuità significa tutelarne la nascita, permetterne una crescita ed una maturità. Significa coinvolgere un numero sempre più importante di protagonisti, di istituti, di esposizioni, utilizzare nuovi spazi sempre legati al trascorso industriale, lo scambio di esposizioni modulari che possano essere rese itineranti (come già avvenuto con alcune installazioni e piccole mostre), l’esportazione del format del workshop WorkOut.
Circa la riproducibilità tecnica dell’arte, vorrei fare un distinguo: credo personalmente che design e arte siano differenti espressioni di un approccio progettuale e creativo. Eccezioni a parte, l’arte prevede necessariamente una personale, libera espressione, laddove il design tesse invece una trama progettuale tra committenza, tecnologie e creatività.
Per concludere, la questione della riproducibilità dell’arte si fa stimolante laddove si parli di opere e realizzazioni che hanno a che fare con il digitale, ambiente che permette un totale controllo della copia, che risulterà perfettamente identica all’originale. Parafrasando il titolo di una famosa opera di Benjamin, “L’opera d’arte nell’epoca della sua riproducibilità tecnica” sarà sempre più prossima ad un inquietante “L’opera d’arte nell’epoca della sua clonabilità digitale”.


Sito di riferimento del Progetto
www.progettocreactivity.com


Responsabile del Progetto

Prof. Massimiliano Pinucci


Contatti telefonici, email, indirizzo

+39 0587 636435
maxpinucci@mbvision.it
MBVision,
Via Boccioni 1, 56037 Peccioli (PI)


Nome dell’organizzazione che ha promosso il progetto

Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, Alta Formazione Artistica e Musicale; ISIA Firenze; Fondazione Piaggio; MBVision

 


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