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Lingue immigrate in Italia

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Una mappatura del plurilinguismo in Italia è il risultato ultimo del progetto ideato e realizzato dall'Osservatorio linguistico permanente dell’italiano diffuso fra stranieri e delle lingue immigrate in Italia (Università per stranieri di Siena - www.unistrasi.it).

Il progetto si è caraterrizato per una solida base concettuale e teorica affiancata da una metodologia di raccolta e rappresentazione dei dati innovativa, anche dal punto di vista tecnologico, come l'uso dei recenti Geographical Information Systems* testimonia.

Abbiamo intervistato il responsabile scientifico del Progetto, il Rettore dell'Università per stranieri di Siena, Professor Massimo Vedovelli.

Vorremmo presentare il Vostro progetto, sottolineando quali sono i suoi aspetti più innovativi, innanzitutto dal punto di vista scientifico.

Il progetto sulla mappatura delle lingue immigrate sul territorio regionale è parte di una più generale attività del Centro di Eccellenza della Ricerca Osservatorio linguistico dell'italiano diffuso fra gli stranieri e delle lingue immigrate in Italia, istituito nel 2001 dal Ministero per l’Università presso l’Ateneo senese per Stranieri. L’indagine riguarda tutta Italia, e viene svolta con metodologie diverse, adeguate di volta in volta alle specifiche esigenze, contesti e oggetti di studio. I motivi della ricerca sono legati al grande fenomeno dell’immigrazione straniera in Italia, che sta cambiando il volto sociale, economico, culturale e linguistico del nostro Paese. In Italia sono entrate e si sono ormai stabilizzate più di 130 lingue ‘immigrate’, per un totale di circa 4 milioni di parlanti. Si tratta del quarto ‘polo’ linguistico nazionale, che si unisce a quelli tradizionali della lingua italiana, dei dialetti, delle lingue delle minoranze di antico insediamento. La presenza delle lingue immigrate arricchisce il tradizionale carattere plurilingue del nostro Paese, costituendo un potenziale espressivo e idiomatico capace di portare frutti notevoli anche al sistema economico. Tale aspetto è stato colto da altri Paesi europei, ad esempio il Regno Unito. In Italia finora è mancata una azione sistematica di tipo conoscitivo su questa nuova realtà: conoscitivo a livello di ricerca pura, ma anche capace di dare indicazioni applicative, spendibili, ad esempio, a livello di azione scolastica. Il nostro obiettito è, allora, duplice. L’approccio teorico e metodologico è fortemente innovativo, e ci pone in grado di interagire con le più originali e avanzate linee di ricerca messe in atto a livello internazionale nelle realtà dove è forte il multilinguismo legato a processi migratori.

Può spiegarci come siete riusciti a coniugare tradizione e innovazione, sia per la base concettuale che sostiene il progetto sia per gli strumenti di raccolta, analisi e elaborazione dei dati?

La tradizione linguistica italiana è intrinsecamente plurilingue; tale è il volto linguistico del nostro Paese. La selva dei dialetti; le lingue delle minoranze di antico insediamento (dal tedesco al ladino; dall’albanese al franco-provenzale); l’italiano nelle sue varietà standard, regionali, formali e informali: tutto ciò ha caratterizzato la nostra identità linguistica e le due trasformazioni. I movimenti di immigrazione straniera hanno portato ormai 4 milioni di parlanti altre lingue entro la nostra società. Si tratta, allora, di un fatto nuovo (lingue mai prima presenti da noi, come il tagalog delle Filippine, insieme a idiomi come l’arabo o il cinese, presenti in altre forme e misure), ma che si inserisce in uno spazio linguistico tradizionalmente plurilingue. Il problema che ci siamo posti è legato al fatto che la recente ‘rivoluzione linguistica italiana’, che ha portato al nascere e al diffondersi di una lingua parlata, comune, nazionale, usata nella quotidianità, diversa dalla lingua italiana che per secoli è stata per lo più lingua scritta letterararia, dicevo: il problema è stato cercare di capire se questa diffusione standardizzante avrebbe spento i caratteri intrinsecamente plurilingui del Paese. L’immigrazione straniera ha rialimentato, in controtendenza a tale dinamica, i processi di plurilinguismo, che sono da considerare l’anima fondante la nostra identità linguistica.
Abbiamo perciò rivisitato i quadri teorici descrittivi e interpretativi delle problematiche di contatto linguistico, e adeguato anche gli strumenti di rilevazione: senza una estesa raccolta di dati, ‘sul campo’ (o meglio, come vedremo, ‘sul camper’) non è possibile raggiungere risultati in tale materia.

Quel che emerge è un rapporto meglio definito fra contenuto linguistico e dato geografico: quali sono i risultati a cui siete arrivati e quali le loro applicazioni?

Il lavoro di ricerca pura ha come primo obiettivo (in realtà, è un obiettivo intermedio) quello di realizzare delle ‘mapppe geolinguistiche’, cioè delle raffigurazioni cartografiche della presenza e consistenza delle diverse lingue immigrate nei territori locali. Per fare un esempio, dato un territorio x, mettiamo la provincia di Siena, creeremo una carta che, sulla base dei dati rilevati, vedrà al posto delle montagne e delle pianure, la lingua cinese e quella araba, quella albanese e quella rumena. La diversa intensità di colore (ad esempio, i diversi toni di marrone per le montagne nelle classiche carte geografiche) indicherà la concentrazione di comunità parlanti una data lingua e, soprattutto, la maggiore / minore concentrazione di testimonianze visibili dell’uso di tale lingua. Queste carte geolinguistiche sono di grande utilità per chi ha il compito di programmare gli interventi di sviluppo culturale e linguistico del territorio (amministratori locali, dirigenti scolastici, insegnanti, associazionismo ecc.), prendendo in considerazione quello che è il più importante fattore di identità, cioè la lingua. La scuola e la società italiane sono molto restie ad accettare pienamente il plurilinguismo (non nascondiamoci il fatto che l’italia è il Paese europeo dove sono meno conosciute le lingue straniere, dall’inglese a qualsiasi altro idioma dell’Unione Europea). Tale atteggiamento si manifesta anche nei confronti delle lingue immigrate: senza una seria politica linguistica, che preveda lo sviluppo della conoscenza della lingua italiana ma anche il mantenimento delle lingue di origine degli immigrati adulti e bambini, si rischia il conflitto di identità, lo scontro sociale, la creazione di sacche di marginalità. Le nostre carte geolinguistiche rappresentano, allora, uno strumento che aiuta a comprendere il territorio nei suoi recenti cambiamenti, indirizzando l’attenzione verso le questioni della lingua, delle lingue in contesto migratorio. Proprio su tale ambito è centrata una delle lauree attive presso l’Università per Stranieri di Siena, ovvero la laurea in Mediazione linguistica e culturale, che ha un proprio curricolo in Mediazione nei contesti migratori. In tale curricolo si insegnano cinese e arabo, giapponese e russo, oltre alle quattro lingue a grande diffusione internazionale come l’inglese, il francese, lo spagnolo, il tedesco.

Vi siete anche serviti di un laboratorio mobile, può raccontarci come è stato organizzato e quali vantaggi ne sono conseguiti?

La novità dell’approccio teorico, il suo carattere di innovazione creativa rispetto a uno più statico e meno capace di cogliere i cambiamenti sociolinguistici della nostra società ha implicato la necessità di creare anche adeguate metodologie per capire quali fossero le lingue entrate in Italia al seguito dei movimenti di immigrazione. Così, visto che mancavano studi al proposito (ne esisteva, fino al 2001) solo uno basato sui dati generali del Dossier Caritas, prodotto sempre entro il Centro di Eccellenza della Ricerca senese, abbiamo deciso di ‘andare alla montagna’: se le lingue immigrate non si evidenziavano stando chiusi in una biblioteca chini sui libri, ebbene, ce le siamo andati a cercare.
Così, abbiamo progettato e realizzato un Laboratorio mobile di rilevazione linguistica, appunto un camper attrezzato per consentirci di rilevare i dati sulle lingue immigrate direttamente nei territori dove sono presenti, nelle loro diverse forme e modalità. Il camper–Laboratorio mobile è l’unico esistente in Europa (ne esiste uno simile solo in Australia). È organizzato in due ambienti: nel primo è possibile fare interviste, questionari ecc.; nel secondo, che è un vero e proprio ufficio, i ricercatori possono videoregistrare quanto accade nel primo, scaricare i dati rilevati sul territorio, realizzare le mappe geolinguistiche.

Quali dati è possibile rilevare con il camper–Laboratorio? È un camper, ripeto, realizzato da una ditta di Lastra a Signa; per questo dico che facciamo ‘linguistica sul camper’, invece che ‘sul campo’.Laboratorio Mobile 1_1.JPG 
I dati sono innanzitutto costituiti da interviste e questionari che realizziamo soprattutto nelle scuole. Poi, fotografiamo e videoriprendiamo scritte, insegne, manifesti ecc. in lingue diverse dall’italiano presenti nelle strade e piazze delle nostre città. Per fare questo lavoro ci serviamo di macchine fotografiche e cineprese; le foto / le riprese sono immediatamente georeferenziate via satellite su palmari; i palmari contengono programmi (realizzati in collaborazione con una ditta senese) che permettono di attribuire a ogni fotto tutta una serie di caratteristiche di tipo linguistico. Si crea in tal modo un data base, che è collegato al corpus di foto e di riprese. Insomma, se prima il lavoro del linguista si basava su carta, penna e al massimo registratore, oggi si basa su foto e videocamere, palmari satellitari, computer, camper; utilizza software sofisticatissimi e porta a risultati impensabili fino a poco tempo fa in termini conoscitivi. Non è un caso che i nostri strumenti e programmi ci siano richiesti da università straniere, da quelle statunitensi a quelle israeliane.

Le rilevazioni con il camper sono state finora realizzate in Toscana, nel Lazio, in Lombardia, in Umbria. Spesso i nostri ricercatori sono accompagnati da giovani laureandi impegnati nel tirocinio formativo: è anche questo un modo per coinvolgere una base sempre più larga di giovani studiosi.



* I cosiddetti GIS, in italiano anche chiamati SIT (Sistemi di Informazione Territoriale), sono i più moderni e diffusi sitemi di raccolta, analisi e sopratutto visualizzazione di dati geografici. Si compongono di una parte che ordina e classifica i dati - oggi uno o più database relazioni - e una che li rappresenta, di solito una o più mappe. Queste si definiscono in base ai loro tematismi, vale a dire ai dati di carattere omogeneo che presentano. 
Nel caso in questione il tematismo principale è dato dalla distribuzione delle lingue immigrate in Italia.
(Vedi l'immagine iniziale della mappa mappa  in dimensioni reali).



Sito di riferimento
http://www.unistrasi.it/pages/1.asp?cod=2767

Autore del Progetto
Prof. Massimo Vedovelli

Recapiti telefonici e mail
+39 0577 240142
bagna@unistrasi.it

Indirizzo
Piazza Carlo Rosselli 27-28, 53100 Siena (Italy)


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